Dopo pochi giorni dalla vicenda di Amendolara, le indagini hanno chiarito con certezza che il contesto in cui è maturato l’omicidio dei quattro braccianti sia quello del caporalato.
Secondo la testimonianza del sopravvissuto afghano Taj Mohammad Alamyar, le quattro vittime avrebbero iniziato a pretendere un contratto reale e uno stipendio: lavoravano in cambio di vitto e alloggio - in cui vivevano stipati in 10 -, e ognuno era costretto a pagare cinque euro ai due caporali, divenuti poi i carnefici materiali, per il trasporto quotidiano nel campo di raccolta a Scanzano Jonico.
La vicenda ha sollevato un’ondata di indignazione generale e trasversale contro il caporalato, come se fosse venuto alla luce solo in queste settimane.
Eppure il sociologo Marco Omizzolo, in una intervista alla fondazione Feltrinelli, afferma che siano circa 450.000 i lavoratori, impiegati nel servizio agroalimentare, che vivono la condizione di subalternità di un sistema piramidale: l’80% sono stranieri, il 20% italiani.
Anche la crudeltà che ha caratterizzato l’assassinio di Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad ha precedenti, ed è riconducibile sempre al contesto dei braccianti del settore agroalimentare: nel giugno del 2024 morì Satnam Singh, impiegato nei campi di Borgo Santa Maria, a Latina.
Il bracciante indiano fu abbandonato sul ciglio della strada senza nessun soccorso, in seguito a un incidente con un macchinario avvolgitubi che tranciò il suo braccio.
Il processo per l’accertamento delle colpe del datore di lavoro è ancora in corso; allora, come in queste settimane, l’opinione pubblica e le istituzioni si indignarono, per qualche giorno.
Il problema non riguarda soltanto l'attenzione costante della collettività verso un dato tema, ma soprattutto quella istituzionale.
Il nostro paese si è mosso con grande ritardo: prima del 2008 il caporalato era considerato un reato amministrativo punibile con un'ammenda, e la legge che prevede punizioni severe è la legge 199/2016, arrivata solo dieci anni fa, quando le condizioni della categoria erano già note, a causa di episodi come la rivolta di Rosarno del 2010.
Nel frattempo è passata più di una settimana dalla tragedia dei quattro ragazzi, e sabato ad Amendolara vi è stata una partecipata manifestazione della CGIL, per commemorare i quattro ragazzi e prendere nette posizioni contro il caporalato.
Il Presidente Occhiuto, invece, ha chiesto di anticipare al Consiglio Regionale di oggi 8 giugno le discussioni sulla questione dello sfruttamento del lavoro.
Ma per quanto tempo l’argomento sarà al centro del dibattito pubblico e politico?
Tra quanti giorni i braccianti torneranno ad essere invisibili, o comparse silenziose delle nostre città?
Francesco Agrelli
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